Il trasporto pubblico passeggeri della Repubblica Veneta

treno

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1. Introduzione
L’industria del trasporto pubblico dovrebbe rappresentare un punto d’eccellenza nell’amministrazione veneta, sia come biglietto da visita delle capacità organizzative del settore pubblico, sia come sinergia tra pubblico e privato, ma soprattutto per creare un “ambiente” favorevole all’ulteriore sviluppo di altre aree dell’industria, in particolar modo quella del turismo.
L’idea fondamentale è quella della riscontrabile mancanza di accessibilità e mobilità dei punti nevralgici della nostra economia turistica. Come per moltissime realtà della Repubblica Italiana, e il Veneto non ne fa eccezione, si sono costruite negli anni delle vere e proprie cattedrali nel deserto, mal collegate, soggette al business dei taxi, o dei grandi parcheggi multipiano. Non ci sono metropolitane per le grandi città, non ci sono collegamenti su rotaia per gli aeroporti, non vi è interconnessione tra aeroporti/stazione/luoghi di interesse.
Viaggiando per il mondo, e non solo in quello occidentale, si può riscontrare una forte spinta in questo senso, quasi tutte le città europee hanno un sistema integrato di metropolitane di superficie o sotterranee che agevolano la mobilità entro la città e verso gli aeroporti. L’aria che si respira è quella di uno Stato che va, che funziona, e le cui infrastrutture sono volte al servizio dell’utenza, sia domestica che estera.
Il futuro del Veneto, in un mondo sempre più globalizzato, con il conseguente svilupparsi di un turismo di massa ed a basso costo per intercettare un mercato in enorme espansione, deve essere necessariamente volto alla mobilità, consentendo al mercato mondiale di raggiungere tutti i luoghi di interesse della nostra Nazione, per portarne i benefici in modo più capillare possibile.
Inoltre, le grandi opere potrebbero rappresentare una sana fonte di spesa pubblica, volta al potenziamento infrastrutturale dello Stato come anche al rilancio dell’economia tramite il lavoro.

2. Trasporti di terra e interconnessioni
Centro nevralgico del sistema di trasporti delle Repubblica Veneta sarà certamente l’aeroporto di Venezia Tessera. Ritengo che però bisogni affrontare due problemi principali di accesso allo scalo:
– Accessibilità all’aeroporto da tutte le aree demografiche
– Accessibilità dall’aeroporto verso tutti i centri di maggior interesse turistico

Ovvero, dobbiamo aiutare a portare i nostri cittadini “fuori” come servizio per la comunità, e i cittadini stranieri “dentro” per incentivare il turismo.
L’aeroporto di Venezia Tessera deve essere potenziato, non tanto con la creazione di una nuova pista di atterraggio, che al momento risulta essere piuttosto inutile, considerando il volume di traffico da e per lo scalo lagunare. Basti pensare che in una giornata estiva, in concomitanza con eventi particolari come la biennale o mostra del cinema, l’aeroporto arriva a contare 380/400 movimenti al giorno. Milano Linate, negli anni precrisi, sempre con una pista sola riusciva a registrare picchi anche di 750 voli al giorno (tra arrivi e partenze) oltre che a intensa attività VFR, che Venezia purtroppo ancora non ha.
Va invece creata una stazione metropolitana/ferroviaria o al di sotto della zona arrivi (preferibile) o subito al di fuori.

L’aeroporto dovrebbe essere collegato a:
– La linea già esistente Venezia Trieste per potersi agganciare alla linea regionale e portare, eventualmente tramite la stazione di Venezia-Mestre tutte le città venete, in modo da portare i cittadini dal centro città direttamente in aeroporto senza muovere la macchina, e i turisti viceversa in tutte le nostre più belle aree urbane.
– Alcune città direttamente. Andrebbe fatto uno studio ambientale per la creazione di una metropolitana sommersa che rappresenti un accesso veloce e diretto alla città, sia per il turismo sia per il trasporto d’affari. Treviso e la linea per il Cadore potrebbe essere un’altra linea da valutare.

Questa concezione di trasporti metropolitani per gli aeroporti va creato anche per gli scali di Verona e Treviso. Bisogna dare accessibilità agli aeroporti tramite i treni, eliminando fin dove possibile l’uso dell’automobile.
La stima per i primi collegamenti è davvero irrisoria, 4,5 km per la connessione del Marco Polo alla Venezia/Trieste, 2,5km per allacciare il Canova di Verona con la Verona/Brescia, appena 1,4km per l’aeroporto di Treviso.
Una linea sommersa invece, comporterebbe circa 7,5km di tunnel, e un’opera ingegneristica di altissimo livello.
Andrebbe creato un collegamento ferroviario/metropolitano per Lido di Jesolo, un tempo apice dell’industria turistica balneare. L’ottimale sarebbe una linea metropolitana che da Venezia passi per Mestre, per l’Aeroporto e arrivi alle spalle del litorale, con alcune fermate lungo le varie piazze di Via Baffile.
Il turismo estivo a Jesolo va decisamente riportato alla gloria degli anni 80/90/2000, prima che iniziasse un lento ma inesorabile decadimento. Quest’opera è sicuramente più impegnativa, e si parla di circa 38km per un percorso che “aggiri” la laguna, in modo da preservarne l’habitat naturale.
Anche il turismo invernale va potenziato, dando accessibilità alla Regina delle dolomiti e a tutto il meraviglioso Cadore. Attualmente la linea ferroviaria ferma a Ponte nelle Alpi e Belluno. Non è sufficiente. Va fatto lo sforzo di portare i passeggeri dalla pianura fino al monte Cristallo direttamente su rotaia. Un ottimo esempio è fornito dal Trentino Alto Adige, in particolar modo nel comprensorio di Brunico/Plan de Corones.
Li, un treno moderno ed ecologico porta gli sciatori direttamente dentro la stazione della cabinovia che sale, ed è possibile raggiungerla dal centro di Monaco di Baviera, da Verona, o dalla cabinovia di San Candido.
Potremmo pensare a intercettare tutto il turismo del Medioriente, con Etihad e FlyEmirates che hanno operano scali settimanali a Venezia.

3. Spazio aereo
Attualmente lo spazio aereo del Veneto è uno dei più trafficati d’Italia. Esso rappresenta una risorsa limitata e vitale, e va gestita con cura. I servizi alla navigazione aerea oggi vengono garantiti dall’ENAV secondo quanto pattuito alla convenzione di Chicago del 1947 (che ha istituito l’ICAO) e dai regolamenti dell’UE (questi forse troppo vincolanti soprattutto su irrealistici target di performance, vedasi performance scheme SES2+). L’erogazione di questi servizi, primo tra tutti il controllo del traffico aereo, è estremamente remunerativo. Per il controllo dello spazio aereo nazionale, al contrario di quanto si pensi, l’ENAV (e prima del 1979 l’aeronautica militare) ha istituito 4 centri di controllo radar d’area, e uno di questi è ad Abano Terme, e controlla tutto lo spazio aereo nazionale dal Brennero ad Ancona e dal Garda a Trieste.
L’infrastruttura quindi già esiste, tutte le attrezzature e i sistemi radar anche, e una gestione di questo centro da parte del Veneto, in maniera efficiente, senza accollarsi le spese di centri e aeroporti non produttivi, oltre che una burocrazia sovradimensionata, porterebbe ad un abbattimento delle tariffe in rotta e un incremento del volato, che si tradurrebbe in maggiori voli da e per il nostro paese e quindi un incremento del turismo.

4. La capitale
Venezia, come capitale della Repubblica necessiterà di nuove infrastrutture per il suo collegamento, e potrebbe essere la giusta occasione per un rilancio della città anche in termini di lotta allo spopolamento. Un’area di sviluppo potrebbe essere individuata nella bocca di porto di Lido/Punta Sabbioni. Vi sono già due infrastrutture importanti che potrebbero essere maggiormente sfruttate, come l’aeroporto Nicelli e l’idroscalo.

1) Allungare la pista del Nicelli fino a 1650 metri e asfaltarla, per renderla così utilizzabile per tutti gli executive jets (LJ45, LJ60, G-V e G-VI, GLEX ecc), e creare una darsena per il traffico lagunare, oltre che turistico e diporto.

2) Riadattare il vecchio idroscalo a nuovo terminal grandi navi. Queste non dovranno più solcare le acque lagunari ne creare moto ondoso, passeranno dalla bocca di porto e li vi si fermeranno.

Il tutto corredato da un eventuale prolungamento della sommersa, che colleghi il terminal all’aeroporto Marco Polo.

5. Conclusione
Quelle di cui sopra sono idee logistiche, corredate da necessità tecniche oggettive, e soggette a valutazioni di tipo ambientale e politico. La Laguna di Venezia deve essere, a mio avviso, una realtà da preservare ma al contempo ricontestualizzare nel terzo millennio. Il moto ondoso va ridimensionato, dalla Laguna vanno tenute fuori il più possibilie le imbarcazioni pesanti e quelle veloci (ad eccezion fatta dei mezzi di pubblica sicurezza e di pronto intervento). Il petrolchimico andrebbe smantellato, bonificato e riqualificato. I “corridoi” delle petroliere e delle grandi navi portati altrove, le grandi navi turistiche tenute ai margini. Ma Venezia e la terra Veneta vanno inserite in un contesto di trasporti dinamici e interconnessi. Vorrei poter vedere un giorno, i cittadini di Bassano del Grappa bersi un mezzo e mezzo alla Nardini alta alle 11, prendere il treno per l’aeroporto Marco Polo alle 12 ed essere sul volo per Ibiza alle 14. Vorrei vedere un gruppo di amici di Stoccarda che in giornata, perché non sanno che fare nella loro grigia domenica di novembre, prendere l’AirBerlin e in 2 ore essere in Erbaria a bersi uno spritz. Vorrei pensare che una famiglia olandese, invece di andare in Mar Rosso, che poi rimanere in villaggio senza fare nulla, o affrontare 12 ore di macchina con i figli di 8 e 10 anni, prende la Venetian Airlines da Amsterdam e atterrare a Venezia Tessera, scendere alla metropolitana e in 34’ smontare dalla metro in piazza Drago, o ai campeggi di Punta Sabbioni, a due passi dalla città più bella del mondo, e nuovo cuore culturale d’Europa. Oppure perché no, agenzie di tutto il mondo offrire pacchetti tour per il Veneto, con arrivo su Venezia e ripartenza da Verona con scalo magari a Roma o Milano, mentre tramite il servizio ferroviario possono girare due settimane non stop per visitare la città da cui Galileo ha scoperto i satelliti di Giove, o una città in cui è possibile pesare trote alla mosca dando le spalle al mercato cittadino in un contesto quattrocentesco, visitare cittadine murate e splendide vallate, sciare nel cuore delle dolomiti fino al primo pomeriggio e tornare in capitale per bere uno spriz come aperitivo, vedere l’arena romana più bella che ci sia mentre dentro suonano gli ACDC, o iniziare un tour enogastronomico sui colli della Valdobbiadene e finire degustando un amarone della Valpolicella. Il tutto senza sprecare tempo, senza buttare denaro, senza inquinare l’ambiente, senza doversi scervellare per trovare dei trasporti in un paese dove tutto era difficile. Il sistema trasporti della Repubblica Veneta va quindi studiato e potenziato, creando nuove infrastrutture che colleghino i centri turistici e manifatturieri a quelli per i trasporti, in una rete sinergica ed efficiente.

 

Andrea Zanetti
IL TRASPORTO PUBBLICO PASSEGGERI DELLA REPUBBLICA VENETA
28/10/2014

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