Nel pensare ad un rinato Stato Veneto

d-lagunari

Nel pensare ad un rinato stato Veneto, bisogna prendere in considerazione sicuramente un sistema di difesa valido, moderno e in grado di dare sin da subito credibilità alla neo ricostituita repubblica, sul piano internazionale. Scontato dire che il costo per la costituzione di un sistema di difesa moderno ha dei costi non trascurabili. Tali costi sono da ricondurre al mantenimento del personale in primis, e in secondis all’acquisto di materiale, mezzi ed equipaggiamento. Mentre per quanto riguarda il secondo argomento, si deve puntare alla stipulazione di contratti a medio lungo termine del quale se ne può parlare pùu avanti; per quanto riguarda il reclutamento e il mantenimento di personale, bisogna soffermarsi di più e prestarne maggior attenzione.

Bisogna decidere, e saper scegliere, se preferiamo formare sin da subito un sistema difesa basato su leva volontaria o su una leva su base obbligatoria. Nel primo caso bisogna pensare al reintegro delle centinaia di soldati VENETI che attualmente prestano servizio, per forza di cose, alle dipendenze dello Stato Italiano, e che vorrebbero prestare il loro servizio a favore della loro, vera, patria natale. Il reintegro di questi soldati, farebbero risparmiare alla nuova amministrazione una cifra considerevole, essendo tali soggetti già dotati di un addestramento militare più o meno avanzato, nonché di missioni internazionali, che possono apportare grande esperienza operativa. Tali soggetti, dopo una selezione adeguata, possono essere impiegati come nuovi addestratori del futuro Serenissimo Esercito. Nel secondo caso, cioè se scegliamo di indire una leva su base obbligatoria, bisognerà capire innanzitutto chi sono i protagonisti, cioè qual è la base di giovani Veneti soggetta a tale richiamo alla leva. Dopodiché è da decidere il periodo di ferma al quale sono soggetti ( il periodo minimo per formare un militare, nelle migliori condizioni addestrative, non deve essere inferiore ai 9 mesi!). in questo caso i costi di gestione sarebbero minori, avendo retribuzioni più basse per il personale dipendente, e si riuscirebbe nel più breve tempo possibile a creare una base di popolazione altamente attaccata alle tradizioni e alla patria Veneta. Il che risulta più proficuo se parliamo delle nuove generazioni nate già sotto forte presenza ideologica Italiana. In entrambi i casi comunque bisogna aver alle spalle personale qualificato che possa addestrare le nuove leve.

Per quanto riguarda invece l’istituzione di Reggimenti, bisogna pensare inizialmente alla difesa dei confini: fisici, politici ed economici della Repubblica. Per quanto riguarda i confini fisici, essendo la geografia Veneta composta da una componente montuosa, ed avendo forti e radicate tradizioni alpine, necessita di un reggimento fanteria leggera “CADORE” (specializzato ed equipaggiato per il combattimento in montagna, quali sono gli Alpini di oggi) da porre nell’area Bellunese, con area nord di dipendenza. In quanto la nostra Venezia costruita sul mare, ed essendo da secoli sempre stata difesa dal mare e dalla terra, dobbiamo pensare ad un nuovo Reggimento fanteria Lagunare, in grado di operare sia su terra che su mare, con specialità e mezzi anfibi. Nonché ad ala rotante. Compito dei Lagunari la difesa delle coste, e della sicurezza dei commerci via mare della Repubblica. Un terzo Reggimento di fanteria da porre nell’area del Vicentino/Veronese, dovrà avere capacità di fanteria media, dotato di mezzi e capacità e impiegabilità superiori rispetto al restante delle forze. La sua area di responsabilità sarà la zona Rodigino/Veronese. Di supporto a tali Reggimenti di fanteria serve una parte logistica e di supporto, tra cui un Comando centrale, che coordini le varie forze sul campo, ne gestisca le risorse e la gestione del personale. Un reggimento trasmissioni (che raggruppi al suo interno le componenti di guerra elettronica e Psyops di estrema importanza), possibilmente di stanza nel Trevigiano per motivi di centralità. Ultima ma non ultima serve una parte di ricerca, sviluppo e approvvigionamento materiali, il quale avrà il compito di mantenere all’avanguardia le attrezzature e gli equipaggiamenti del personale.

Oltre alla componente militare serve pensare ad una forza di polizia radicata nel territorio, in grado di produrre e garantire una presenza capillare nei vari ambienti fisici e sociali della popolazione. Per creare tale forza sin da subito al momento della transizione, la soluzione migliore sarebbe puntare sulle polizie locali dei vari comuni Veneti. Implementando queste forze e dandogli più poteri e giurisdizione, avremmo un corpo di polizia immediato che conosce bene: territorio, usi e tradizioni locali, problematiche di legalità per ultima, non da sottovalutare, la lingua. In più riuscirebbero a garantire sia un controllo giudiziario sul territorio, sia un controllo tributario. Avendo garantito una sicurezza di base alla Repubblica, si può pensare in un secondo momento alla creazione di un corpo di polizia più specializzato nei vari settori, tra cui i compiti di polizia giudiziaria, tributario-doganale, territoriale-ambientale e reparti speciali. Una volta reso operativo tale corpo, le possibilità diventano due, o assorbire la polizia locale all’interno di quest’ultimo corpo, o lasciarla agire a livello inferiore a stretto contatto con la cittadinanza.

Allo stesso tempo serve un organo di intelligence, del quale non è da sottovalutare l’importanza, ma nel quale invece, bisogna puntare ed investire. Al giorno d’oggi parlare di “spie” ed intelligence sembra una cosa passata e da guerra fredda, ma in realtà non è affatto cosi! Siamo circondati tutti i giorni da acquisizioni di informazioni da parte dei governi, per studiare i nostri movimenti, i nostri usi e consumi quotidiani, e per mille altri motivi. Gli avvenimenti accorsi negli ultimi anni sia interno Italia sia all’estero ( smorzamento di manifestazioni popolari come movimenti no-global, movimento dei forconi in Italia, o citando la primavera araba o rovesciamenti di governi all’estero ), sono frutto di azioni attive di intelligence, portate a segno grazie ad infiltrazioni di intelligence. La stessa cosa molto probabilmente staranno facendo ora i servizi italiani nei nostri confronti, nei confronti di movimenti indipendentisti quali siamo. Essendo l’azione di Intelligence una zione subdola e nascosta, non possiamo renderci conto della sua azione direttamente, ma ne possiamo scorgere gli effetti, essendo basata su azioni standard, quali il cercare di dividere e rompere le fila avversarie per far si che il nemico” si indebolisca o addirittura autodistrugga, seguendo il principio del “dividi et impera”.

Stesso metodo utilizzato nei paesi del medio oriente con l’appoggio alla primavera araba. Con tale movimenti si è distrutto il governo centrale di vari paesi per poter portare il caos, e nel caos creare una soluzione. Soluzione favorevole ovviamente a chi ha creato il caos stesso. Questa cosa è da evitare qui in Veneto, dove si cerca di dividere già da tempo i vari movimenti… al contrario noi dovremmo sempre ricercare l’unità, sempre e comunque tralasciando le discordie ponendosi un unico e solo obbiettivo, cioè la nostra libertà! Una volta ottenuta potremmo guardarci in faccia e discutere, altrimenti rischiamo di cadere nella trappola avversaria. (Cosa che nella maggior parte dei casi succede, perché l’essere umano, e tanto meno l’italiano è portato sempre al confronto animato e all’individualismo. Aver tanti individualismi porta lo stesso risultato di non averne nessuno!) I nostri movimenti fanno paura allo stato centrale, e azioni come l’impugnazione del referendum, la scarsa sponsorizzazione del referendum, la disinformazione di massa e lo sminuimento dei movimenti indipendentisti da parte dello stato sono tutte manovre per levare consensi ai movimenti e allo stesso tempo servono a guadagnare tempo. Tempo che serve Italia per riorganizzarsi in battaglia contro di noi. Per evitare tutte queste azioni di spionaggio bisogna saper agire in maniera COORDINATA e CONSAPEVOLE contro il nostro di avversario.

Una volta giunti alla nostra indipendenza e aver creato un nostro sistema di difesa e sicurezza, bisognerà creare un sistema di alleanze. Le moderne alleanze sono ormai passate e far parte dell’una o dell’altra ci porta più problemi che benefici, basti pensare ai problemi subiti dal Veneto dalla decisione della NATO di porre delle sanzioni alla Russia. La Serenissima è sempre stata invidiata nel mondo, tra l’altro, per la sua forza militare, la quale nonostante la grandezza era usata soltanto a difesa della Repubblica e dei suoi commerci. Così dovrà continuare ad essere, porci una nostra neutralità nei confronti delle moderne coalizioni, porci “super partes”. Allo stesso modo dobbiamo trovar il modo di renderci intoccabili creando all’interno della Repubblica interessi vitali per i vari stati esteri, di una e dell’altra coalizione. Un pò come accade alla Svizzera, la quale custodisce interessi economici e bancari per quasi ogni stato e personaggi potenti al mondo. Nessuno ha interesse a far crollare o attaccare la Svizzera, perche se cosi facessero creerebbero un problema a carattere globale. Allo stesso tempo uno stato come la Svizzera può permettersi di porre condizioni ad entrambe le parti. Quindi a tale esempio dobbiamo puntare, creare forti rapporti economici con entrambi le parti e con tutte le superpotenze del mondo, stando nel mezzo. Allo stesso tempo la Serenissima racchiudeva al suo interno anche vari territori al di fuori delle normali terre delle Venezie. Territori che facevano parte pienamente della Serenissima ma che in realtà erano territori a sé, come la Dalmazia, il Montenegro, vari territori greci e su fino alla Turchia. Territori dove tutt’ora ci sono influenze Venete e della nostra millenaria lengua. Se vogliamo cercare degli accordi internazionali di difesa, proprio su questi stati “fratelli” dovremmo puntare. Ma prima di tutto questo bisogna puntare alla nostra rinata grandezza economico-militare-finanziaria.

Risvegliare il leone nel nostro cuore e farlo ruggire di nuovo con tutta la voce che abbiamo!
W il Veneto, w i Veneti e w San Marco!!

 

Fabio Marchiori
“Nel pensare ad un rinato Stato Veneto”
BELLUNO 03 Novembre 2014

One Response to Nel pensare ad un rinato Stato Veneto

  1. mariotto scrive:

    Questo studio strategico é, senza voler offendere, una cosa assurda.

    Come si puó pretendere che uno Stato con le dimensioni del Veneto possa sostenere un esercito, seppur piccolo. Difesa dei confini? Leva obbligatoria? Alleanze? Ma cos’é? E chi sovraintende questo esercito.
    Ma soprattutto, perché caricarsi di un apparato che nel tempo verrà corrotto, cadrà in mano alle mafie, deviato e poi utilizzato solo in aiuto al territorio.
    Senza contare le enormi spese in burocrazia (vi ha insegnato nulla l’italia? ), in materiali e aggiornamenti che un simile mostro richiede.

    Qualcuno dirà che ci si deve difendere. E io domando da chi? Dalla Croazia? Dalla Germania? O Dalla Tunisia? Questo stati ci stanno già attaccando e il Veneto fa o puó fare già poco. La Croazia ci porta via turisti, grazie all’incuria dello stato italiotto e alla pigrizia di noi veneti. La Germania ci strangola con regolamenti assurdi e i clandestini tunisini esportano i loro traffici qui senza problemi.

    Insomma, convengo che sia necessario garantire sicurezza ai cittadini e al territorio, ma prima di lanciarsi in fantasie da Playstation, pensiamo a farci riconoscere una autonomia a livello economico/politico. Anche perché, se qualcuno é convinto che si possa tornare alla forza militare della Serenissima, allora siamo messi male.

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