Scuola dell’obbligo nella Repubblica Veneta

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L’obbligo di istruzione è dai 7 ai 17 anni. La primaria per i primi 4 anni, la secondaria per i successivi 4 anni; la superiore per altri due anni. La pre universitaria per altri due anni sarà a costo della comunità solo per studenti che avranno raggiunto risultati al di sopra della media.

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“I valori si sviluppano dalle esperienze. Di conseguenza la scuola può renderne possibile l’acquisizione solo se mette gli allievi nelle condizioni di fare esperienze che implicano il confronto con i valori stessi. Deve poi poterli aiutare ad articolare ed interpretare le esperienze” (Hans Joas)

Il piano di studi porrà al centro le esigenze di crescita dell’allievo e dello studente con particolare riferimento alle esperienze che inducano ad interiorizzare le nozioni teoriche. Nei primi anni avrà importanza notevole l’attività creativa individuata nel gioco libero, nelle attività artistiche e manuali, il secondo quadriennio vede l’aumento delle ore dedicate all’attività sportiva e alle materie scientifiche. Nel successivo biennio sarà prevalente l’attività manuale strettamente connessa alle materie scientifiche ed umanistiche. Il biennio pre-universitario sarà caratterizzato da una focalizzazione sulle materie scientifiche ed umanistiche correlate alle attività manuali.

In sintesi l’essere in grado di integrare “sapere”, “saper fare” e “saper essere” è la strada per approdare anche ad un mondo del lavoro più a misura d’uomo.

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Le singole materie saranno oggetto di approfondito esame ma è essenziale che i ragazzi si confrontino con nuovi saperi ed esperienze così che abbiamo una visione non ristretta del mondo. La poetica, lo studio delle biografie dei grandi del mondo, la recitazione e la musica piuttosto che la storia dell’arte, astronomia o lo studio sociale dei popoli sono oggi materie non proposte dalla scuola dell’obbligo ma nella realtà consentono di formare persone che non sono a  rischio di strumentalizzazione e di assoggettamento.

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6 Responses to Scuola dell’obbligo nella Repubblica Veneta

  1. caterina ossi scrive:

    in Svizzera, ma anche in Inghilterra, i bambini vanno a scuola a quattro anni… per la grande importanza e considerazione che si dà alle capacità di accogliere tutti gli imput fin dall’infanzia… non capisco perchè si debbano aspettare i sette anni, forse può essere il limite per l’obbligo, ma non si deve trascurare l’età della prima fanciullezza che è importantissima… magari è compresa in un settore deputato ad hoc, più che alla scuola dell’obbligo…
    Nei programmi scolastici la metodica dovrebbe ad ogni livello partire dall’immediato, dal territorio, sia fisico e naturalistico che storico, come punto fondamentale di partenza per ogni branchia del sapere, che si potrà poi sviluppare all’infinito.
    Nella selezione degli insegnanti ci dovrà essere anche un questionario con una decina di domande riferite all’esigenza qui sopra accennata.

    • Pax scrive:

      C’è un tempo per ogni cosa. A livello fisiologico l’attività cerebrale del bambino si attiva nella sua capacità di pensiero analitico razionale attorno ai sei anni, età in cui appunto inizia la scuola primaria qui da noi. Prima di quell’età il bambino ha una attività neurofisiologica adatta all’apprendimento rapido degli automatismi di funzionamento in vari ambiti della sua vita individuale e di relazione, che in sequenza è nutrirsi, camminare, parlare, entrare in relazione e comunicare, scambiare affetto, sviluppare la capacità espressiva simbolica attraverso il disegno e il gioco.
      Far saltare queste tappe evolutive e di apprendimento al bambino è una forzatura, otterrai magari dei buoni esecutori ben programmati ma non li aiuti a porre le basi di una maturazione affettiva sana. Vogliamo un futuro di individui affettivamente sani, capaci di relazioni sane, capaci di pensiero simbolico ed espressione delle loro emozioni, non esecutori efficienti che hanno potenziato eccessivamente il pensiero analitico razionale a scapito di quello simbolico e analogico. (Molte innovazioni vengono proprio da intuizioni e non dal pensiero analitico razionale, che è invece utile nell’esecuzione pratica dell’idea).
      Il bambino non va inteso come un contenitore da riempire di informazioni.
      Un apprendimento che sicuramente potrebbe essere ulteriormente potenziato già nella scuola dell’infanzia, senza disturbare lo sviluppo sano del bambino è quello della lingua straniera, perché nell’età dell’apprendimento degli automatismi i bambini riescono senza problemi ad apprendere due e anche tre lingue (vedi i figli di genitori bilingue che magari vivono in un paese dove si parla una terza lingua).
      Nota Veneta: in assenza dei genitori bilingue, insegnare ai figli, in modo ben differenziato, l’italiano e il veneto, è anche questa una forma sana di bilinguismo.

      • caterina scrive:

        perfettamente d’accordo!
        recentemente ho letto una notizia circa una statistica sui malati di alzheimer: la percentuale è più bassa fra quanti fin dalla prima infanzia appesero due-tre lingue… perchè? la necessità di relazionarsi attivò zone più estese del cervello che diversamente sarebbero rimaste inutilizzate… perciò veneto italiano ma anche francese inglese arabo… ci stanno tutte e poi chissà ci serviranno… sicuramente a vivere meglio e più a lungo.

  2. mauro scrive:

    Caterina, il progetto riguarda la scuola dell’obbligo non della prima infanzia concordo sul fatto che è un fase della vita importantissima che appunto per questo merita un progetto a sè stante. Vuoi farlo tu? Invia il tuo progetto per la scuola della prima infanzia a progetti@plebiscito.eu.
    Visto il tuo interesse suggerisco di leggere http://evenetia.com/e-se-fosse-meglio-iniziare-la-scuola-a-7-anni/
    Un progetto sulla selezione degli insenganti, no?

  3. Pax scrive:

    Mi sembra che la denominazione corretta per identificare i tipi di Scuole sia Scuola Pubblica Statale e Scuola Pubblica non Statale (che comunemente chiamiamo privata).
    http://hubmiur.pubblica.istruzione.it/web/istruzione/dg-ordinamenti/scuola-non-statale
    Anche l’ordinamento attuale supera la denominazione di Scuole Private, in quanto anche esse svolgono un servizio pubblico.
    Per garantire vera libertà di scelta educativa e pluralità è fondamentale garantire copertura economica dei costi di istruzione anche per la scuola pubblica non statale (privata), come avviene in Francia, Olanda e sicuramente in altri Stati europei.
    Oltre a garantire libertà di scelta e pluralità, sostenere i costi di istruzione della scuola non statale è sicuramente vantaggioso anche in senso economico in quanto il costo per studente è inferiore a quello della scuola statale. Probabilmente la scuola non statale è costretta ad una ottimizzazione dei costi che crea meccanismi virtuosi.

  4. Michele scrive:

    Sarei certamente a favore, per tutti i cittadini frequentanti la scuola dell’obbligo, allo sviluppo obbligatorio delle seguenti competenze:
    – Nuoto
    – Pronto Soccorso
    – Difesa personale e protezione terzi
    Non sono attività tradizionalmente scolastiche ma renderebbero la società veneta enormemente più consapevole e sicura con un dispendio ragionevole di risorse.

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