Welfare tra passato e futuro

b-welfare2

Il welfare è nella definizione

 “un insieme di politiche pubbliche connesse al processo di modernizzazione tramite le quali lo stato fornisce ai propri cittadini protezione contro rischi e bisogni prestabiliti sottforma di assistenza,a assicurazione o sicurezza sociale introducendo specifici diritti sociali nonché specifici doveri di contribuzione finanziaria.” [Ferrara, 2006]

Nell’ultimo decennio si fa strada il cd welfare mix concepito come mix delle attività di:  Stato, Mercato, Famiglia, Associazioni intermedie che operano all’interno di un quadro complesso di aspetti legali e organizzativi, in base a differenti logiche di integrazione sociale.

Nulla di nuovo se guardiamo al passato della Serenissima Repubblica.

Attraverso questa via il capomaestro o il lavorante potevano trovarsi partecipi di più complesse articolazioni del sociale, considerato anche che l’appartenenza al mestiere non impediva l’iscrizione ad altre Scuole e confraternite. La riconoscibilità e, direi, la “rispettabilità” derivanti dall’inquadramento nel corpo offrivano dunque la possibilità di avvalersi di una rete di relazioni e di protezioni, anche a prescindere dagli specifici sussidi in caso di malattia o di morte. Tutto questo, senza considerare che il patrimonio accumulato nel tempo dalle Scuole d’Arti rappresentava forse un’autonoma possibilità di sfruttamento economico e di carriera individuale, oltre che una garanzia rispetto agli scopi istituzionali delle Scuole medesime. Da questo punto di vista, è significativo che nella prima metà del Settecento alcune tra le Scuole d’Arti e mestieri, come altre Scuole veneziane, divenissero di fatto intermediarie del debito pubblico, attraverso i cosiddetti capitali instrumentati. Esse anticiparono allo Stato somme ingenti, reperendo i capitali necessari in parte smobilizzando il loro patrimonio e in parte offrendo agli associati la possibilità di sottoscrivere quote di prestiti fruttiferi.

Non mancavano forme di sostegno del reddito per tutte le risorse umane strategiche per l’economia.

Questo sussidio a favore dei maestri disoccupati venne ripristinato e fu reso stabile nel 1688, nella misura di 70 ducati l’anno, corrispondenti al salario minimo annuale (199). Questa eccezionale garanzia a sostegno del reddito, capace in teoria di gonfiare i costi di produzione, riguardava comunque una parte soltanto dei lavoratori, restando esclusi lavoranti, garzonetti e inservienti vari.

[fonte http://www.treccani.it/enciclopedia/l-ultima-fase-della-serenissima-economia-e-societa-l-economia-imprenditoria-corporazioni-lavoro_%28Storia-di-Venezia%29/]

La Repubblica Veneta rappresenta una sfida per chi vorrà occuparsi di welfare che non potrà prescindere da un’accurata analisi dei principali indicatori demografici della popolazione residente nei territori della Repubblica.

Facciamo un salto nel futuro e vediamo allora la proiezione al 2025 di alcuni indici (scenab-welfare2rio intermedio):

Saldo naturale: differenza tra il numero di iscritti per nascita e il numero di cancellati per decesso dai registri anagrafici dei residenti |  -1,30

Dipendenza anziani (indice di): rapporto tra popolazione di 65 anni e più e popolazione in età attiva (15-64 anni), moltiplicato per 100 | 36,60

Vecchiaia (indice di): rapporto tra popolazione di 65 anni e più e popolazione di età 0-14 anni, moltiplicato per 100 | 178,10

[fonte http://demo.istat.it/index.html]

La Repubblica Veneta allora dovrebbe prendere esempio dalla Svezia che si, finanzia per il 90% gli asili nido ma, che offre ai genitori la possibilità di pagare rette più basse nel caso in cui papà e mamma collaborino alla gestione dell’asilo, non nei panni degli insegnanti ma in amministrazione, nella pulizia e nella manutenzione degli edifici, nell’acquisto delle forniture.

O ancora, per quanto riguarda la fascia adolescenziale, la Svezia prevedere centri culturali e di aggregazione diurna, in gran parte gestiti in maniera volontaria e, aggiungo io, con l’aiuto dagli stessi anziani che si sentirebbero utili alla società.

Il sistema di welfare della Repubblica Veneta dovrebbe erogare automaticamente e all’occorrenza dei rischi ed essere finanziato dal gettito fiscale (in quota parte dalle strutture federali, provinciali e comunali) ma l’erogazione deve avvenire per il tramite delle comunità locali che così si possono chiaramente rendere conto del reale stato di bisogno e adeguare così la provvisione alle necessità.

Al di là dei soggetti inabili al lavoro o anziani, tutti i percettori di specifici sussidi devono prestare la loro opera per la comunità così che colui che mangia il pane altrui non abbia a vergognarsi guardando negli occhi il donatore.

Nella Repubblica Veneta l’attuale l’indice di Dipendenza strutturale (riferito al Veneto) [rapporto tra popolazione in età non attiva (0-14 anni e 65 anni e più) e popolazione in età attiva (15-64 anni), moltiplicato per 100] ipotizzato  per il  2025 al 57,20 sarà molto diverso sia in funzione nell’aumento della natalità ma soprattutto per il fatto che il limite di 65 anni non sarà più considerato quello delle persone inattive ma di quelle che terminato un ciclo di attività si potranno concentrare su altri interessi che nasceranno dalla saggezza e maturità acquisite. Saranno persone indispensabili ad una società che ha la necessità di conservare e trasmettere conoscenze e abilità apprese negli anni.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *